 |


| |
|
 |
|
 |
 |  |  |
|
torna indietro
| 2010-03-03 21:37:40 | Saper scoprire. | Ogni giorno la natura ci offre infinite possibilità; solo noi possiamo valorizzarle al meglio.
E’ così che, in una calda mattina d’Agosto, al nostro arrivo in laboratorio trovammo ad aspettarci questo juniperus pfitzeriana.
Naturalmente, i nostri primi commenti nel trovarci davanti questo materiale furono molteplici, come del resto anche le nostre perplessità. Questi materiali, presentano molte soluzioni che apparentemente sembrano tutte di facile interpretazione, ma nulla è semplice e, osservando la pianta da tutti i lati, valutando le possibili inclinazioni, notammo che era presente una sola vena che alimentava tutta la vegetazione. Le nostre scelte divennero pertanto obbligate e decidemmo di costruire tutto con un solo ramo, cercando di evidenziare sul fronte il movimento della vena.
| | Con l'aiuto di un coltellino ben affilato, iniziammo ad eliminare le scaglie di corteccia più vecchie formatesi nel tempo. Questa operazione deve essere effettuata con cautela e precisione, facendo molta attenzione a non intaccare la parte viva della vena. | | Venne utilizzato poi un piccolo spazzolino di rame per togliere gli ultimi residui rimasti. Successivamente, con l'aiuto di una spugnetta inumidita, passammo sulla vena dall'alto verso il basso fino ad ottenere la classica colorazione rossastra tipica della corteccia più giovane. In questa fase di lavoro, venne praticata la separazione fra legno vivo e morto, effettuando incisioni precise e ben definite fra i due bordi; se necessario, è possibile agire sulla vena per ridimensionarla o eventualmente dividerla con la creazione di shari. | | Procedemmo quindi alla definizione del secco. Con un seghetto si accorciarono i rami più lunghi e, successivamente, con l'aiuto di vari utensili elettrici, si iniziò ad un primo ridimensionamento delle parti più grosse. La parte di rifinitura sarà volutamente eseguita in modo manuale utilizzando sgorbie e scalpelli, applicando la tecnica dello strappo. Questa tecnica consiste nello strappare singolarmente ogni piccolo lembo di legno, ottenendo così un aspetto più reale e naturale del disegno finale d'impostazione. | | La tecnica del fuoco è indispensabile per il mantenimento del legno secco che, col tempo, tenderebbe a deteriorarsi. Utilizzammo un piccolo saldatore a gas facilmente reperibile in commercio, col quale si iniziò a bruciare ogni parte di legno secco prestando particolare attenzione in prossimità della vena viva in modo tale da non farle subire alcuna sollecitazione termica. Vennero modellati i monconi terminali scaldandoli, piegandoli e raffreddandoli in rapida successione fino al raggiungimento delle posizioni desiderate. Con la bruciatura si eliminarono tutti i residui di legno e si passò alla spazzolatura delle parti carbonizzate in preparazione all'applicazione del liquido jin. | | Come la tecnica del fuoco anche l'applicazione del liquido jin permette di preservare nel tempo le parti di legno secco. Come prima operazione procedemmo nel bagnare abbondantemente con solo acqua tutte le parti da trattare, quindi successivamente, mediante l'ausilio di pennelli di varie dimensioni, applicammo il liquido jin diluito nella medesima quantità di acqua ossigenata; l'utilizzo di questa miscela ci consente di ottenere rapidamente una sbiancatura soddisfacente del legno, che combinata alla bruciatura sottostante crea il piacevole effetto di chiaro-scuro. | Eccoci arrivati alla parte cruciale e più delicata del lavoro, ovvero la preparazione del ramo alla piega, la quale ci permetterà di portare la vegetazione in posizione ottimale per la costruzione della chioma. Dopo aver valutato la dimensione del ramo, e la sua resistenza alla torsione, decidemmo di procedere alla rafiatura. Vennero così preparati dei mazzetti di rafia i quali furono immersi per alcuni minuti in acqua. L'operazione consiste nell'avvolgere intorno al ramo la rafia inumidita, assicurandosi che questa risulti ben tesa e stretta ad ogni passaggio, quindi successivamente, utilizzando del nastro autoagglomerante si rinforzò ulteriormente il tutto. Infine venne filato il ramo verificando che l'ancoraggio di tenuta fosse ben saldo.
| | Tutto era pronto, così facendo massima attenzione, con l'utilizzo di una leva iniziammo gradualmente la torsione del ramo, il quale sembrava rispondere bene alle prime sollecitazioni. Per poter mantenere la vegetazione vicina al tronco notammo che gli interventi di piegatura dovevano essere svolti in più riprese, così procedendo per gradi iniziammo man mano a fissare con l'aiuto di tiranti il ramo fino al raggiungimento della posizione voluta. | Prima della legatura vennero districate le masse di vegetazione, vennero selezionati e potati i rami per la composizione dei palchi, ed infine vennero eliminati i rametti più deboli e secchi. Iniziammo quindi la legatura, prestando particolare attenzione al diametro del filo da utilizzare, ottenendo passo dopo passo la struttura dei palchi.
Fu così che al termine di una calda giornata d'Agosto il nostro Juniperus pfitzeriana ebbe la sua opportunità per valorizzarsi al meglio.
Testo: Alessandro Grisendi.
Foto: Club-Laboratorio Bonsaisensei.
|
torna indietro |
LA REGISTRAZIONE A TUTTI I SERVIZI CERTRE' VIENE EFFETTUATA SUL SITO www.certre.eu ED E' VALIDA ANCHE SUL SITO www.certre.it
SE TI SEI GIA' REGISTRATO DEVI ACCEDERE CON USERNAME E PASSWORD ALL'AREA 'SPAZIO RISERVATO AI SOCI UBI'
1) Nella barra in alto al centro in viola appare la scritta 'SPAZIO RISERVATO AI SOCI UBI'
cliccando ti compare un menù a sinistra con due voci:
2) aggiungi articolo
3) gestisci i tuoi articoli
|
|
|
|
|
|
 |  |  |
 |
|
 |
|
|
|