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La Storia della Ceramica Giapponese: Arita e Karatsu

27/07/2020 - La tradizione della manifattura in ceramica giapponese risale a molto tempo fa. Vi portiamo nelle città simbolo dell'arte ceramica del Giappone per scoprire alcune interessanti curiosità sullo stile estetico di quest'arte senza tempo.

La Storia della Ceramica Giapponese: Arita e Karatsu

La tradizione della manifattura in ceramica giapponese risale a molto tempo fa. Vi portiamo nelle città simbolo dell'arte ceramica del Giappone per scoprire alcune interessanti curiosità sullo stile estetico di quest'arte senza tempo.

Le origini dell’arte della ceramica in Giappone risalgono all’epoca del Neolitico. 

Nel corso dei secoli i fornai giapponesi hanno affilato le tecniche di cottura, di composizione e di decorazione fino a rendere i loro manufatti delle vere opere d’arte apprezzate in tutto il mondo. Oggetti di artigianato provenienti dall’isola nipponica come vasi in ceramica, piatti, teiere in porcellana e i nostri amati vasi per bonsai sono considerati di estremo gusto soprattutto nella nostra Europa. Questo particolare apprezzamento ebbe inizio nel 1600 quando delle ingenti quantità di oggettistica in porcellana veniva importata in Europa dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali.

La ceramica giapponese di Imari

Il commercio della ceramica giapponese partiva dal porto di Imari. A distanza di 10 chilometri scarsi troviamo la cittadina di Arita: un piccolo villaggio circondato da risaie, montagne e fitti boschi, rinomato per la produzione di ceramiche e porcellane di altissima qualità. La rinomata Porcellana di Imari dunque è in realtà proveniente dal villaggio adiacente però prese il nome della città portuale da dove veniva spedita. 

All’epoca, in Giappone, vigeva la politica economica di autoisolamento, per cui importazioni ed esportazioni erano praticamente nulle, se non per eccezioni o accordi speciali. La Compagnia Olandese delle Indie Orientali era in possesso di un particolare lasciapassare che le permetteva di commerciare gli oggetti in ceramica in tutta Europa dagli unici due porti aperti del Giappone: Dejima e Imari.

Arita, la capitale occidentale della ceramica 

Arita ora è una cittadina di poco più di 20.000 abitanti ai confini della prefettura di Saga. Tra i suoi stretti vicoli si possono trovare splendidi oggetti in ceramica che decorano l’atmosfera, dagli edifici scorgono numerosi camini di vecchie e nuove fornaci

La tradizione della lavorazione della ceramica nasce nei primi anni del 600 quando furono scoperti numerosi giacimenti di caolino nella zona di Arita, un minerale fondamentale nella produzione di porcellane. L’apertura di numerose miniere ha fatto nascere un vero polo manifatturiero della produzione di vasi e oggetti in ceramica, e una vera e propria scuola estetica che con gli anni divenne nota anche al di là del Mar del Giappone.

Tra il XVII e il XVIII secolo le porcellane di Arita varcarono le soglie della zona dove ora sorge il nostro continente Europeo, influenzando gli stili e l’arte di trattare la ceramica. La porcellana di Arita è famosa per il suo colore bianco brillante e le decorazioni in rosso vermiglio, blu e azzurro raffiguranti fiori, uccelli e piante. 

Ogni anno, tra il 29 Aprile e il 5 Maggio, si svolge la tradizionale Fiera della Ceramica di Arita, un evento che coinvolge molti venditori provenienti dalle zone limitrofe. L’evento si sviluppa lungo le due vie principali della città dove vengono allestiti gli stand dei fornai.

Poco distante dalla cittadina di Arita si scorge il villaggio di Okawachiyama, un posto isolato, circondato da montagne, che si è guadagnato, non per niente, la nomea di Villaggio dei forni segreti. Fu infatti la prima località in Giappone a produrre porcellane dopo la scoperta dei vicini giacimenti di caolino.

Karatsu, le sue ceramiche e il wabi-sabi

Un’altra città degna di nota in questo viaggio virtuale delle città storiche della tradizione della ceramica giapponese è Karatsu. Cittadina costiera nel mare del Genkai, compresa nella Prefettura di Saga, è una località famosa per l’omonimo marchio di ceramica

Le ceramiche Karatsu si contraddistinguono per la loro tonalità terrosa e le decorazioni ottenute dall’ossido di ferro sottostanti ad un invetriatura neutra, la quale lascia la ceramica parecchio rude ma allo stesso tempo molto piacevole e solenne. A Karatsu infatti sono prodotti alcuni dei più importanti componenti del servizio per la cerimonia del tè, una delle più note arti tradizionali zen.

I Karatsu-yaki (pronuncia giapponese per intendere le ceramiche di Karatsu) sono figli della visione estetica wabi-sabi, fondata sull'accettazione della transitorietà delle cose, motivo per cui l’aspetto dei manufatti di questa zona è grezzo e talvolta arricchito da segni o screpolature. Imperfezione, impermanenza e incompletezza sono i tre capisaldi di questa visione estetica particolare che rende uniche le ceramiche di Karatsu.

Molti vasai moderni ora operano a Karatsu e portano avanti la tradizione della ceramica del luogo ormai dal XVI secolo, ritenuta la porcellana più prodotta del Giappone occidentale. 

Il percorso da Arita al villaggio di Okawachiyama, passando per il porto di Imari e terminando a Karatsu. Ci troviamo nella penisola Kyūshū, nel Giappone meridionale.

Fonte Immagine Copertina: https://japan-brand.jnto.go.jp/crafts/ceramics-crafts/87/